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Attilio Fontana si è accorto che bisogna essere “pronti a un eventuale rigurgito [sic] dell’epidemia”, anche se voleva dire “recrudescenza”, siam certi. Se n’è accorto e si è accorto persino che “i numeri di questi giorni non lasciano tranquilli”. Dev’essere per questo che i tamponi negli aeroporti della Lombardia sono solo per i Lombardi o per gli stranieri che si fermano in Lombardia più di quattro giorni, e gli altri se li fanno a casa loro viaggiando eventualmente infetti.
Lo ha affermato in un video-intervento al Meeting di Cl di Rimini e forse, dato il timore di “rigurgito” – invece della “recrudescenza” – ha mangiato pesante, prima di intervenire. In un afflato estremo di saggezza il governatore secondo il quale il virus era poco più pericoloso di un’influenza e che perdeva tempo a giocherellare con la mascherina in diretta video, convinto forse di alleggerire la situazione, ha addirittura detto che “i numeri destano preoccupazione”, o qualcosa di simile, anche se crede “che sia una situazione che deriva dall’importazione di virus che provengono da lontano”, insomma sarà colpa dei cinesi anche stavolta? E che differenza fa se un virus viene da lontano o da vicino quando ce l’hai in casa? Fontana però dimentica di dire che è ancora la Lombardia a pagare il tributo ppiù alto al Coronavirus. Piccolezze.
Poi Fontana ha lamentato di non avere avuto ancora risposta sulla “diversificazione degli orari di inizio delle diverse attività” scolastiche e lavorative. “È una questione” ha aggiunto, “che ho posto come fondamentale ma alla quale non abbiamo ancora avuto una risposta”.
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Ed è frustrante porre questioni di fondamentale importanza e non avere risposta. Lo sanno bene quelli che chiedono chiarimenti su camici e cognati o su ciò che è successo nelle Rsa lombarde.
(21 agosto 2020)
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