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Ddl Zan e intervento vaticano. Francesca Vecchioni, Presidente Diversity: “Se la Chiesa non discrimina, le sue preoccupazioni sono infondate. Se lo fa, allora forse è arrivato il momento di ‘riformulare’ il concordato per allinearlo ai valori fondanti dell’Unione Europea, che l’Italia ha contribuito a scrivere”

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di Redazione, #LGBTIQA+

“L’intervento della diplomazia vaticana mentre il Parlamento italiano sta discutendo la legge contro l’omobitransfobia, l’abilismo e la misoginia, è da ritenersi decisamente inopportuno – commenta Francesca Vecchioni, Presidente dell’associazione Diversity –  L’Italia è uno stato laico che garantisce le persone indipendentemente dal loro credo. Il Parlamento deve essere libero di discutere una legge senza ingerenze, a maggior ragione quando si tratta di una legge volta a contrastare i crimini d’odio verso le minoranze. Il DDLZan è una proposta di legge che si aspetta da anni ed è volta a contrastare le condotte discriminatorie per motivi basati sul sesso, genere, identità di genere e disabilità, allargando di fatto la preesistente legge Mancino che considera ad oggi solo motivi legati all’etnia, alla nazionalità e alla religione. Così come non esistevano rischi alla libertà di espressione nella precedente legge Mancino, non ne esistono nel DDLZan che tutela esplicitamente l’espressione del libero pensiero, purché non si concretizzi in condotte discriminatorie”.

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“Entrando nel merito del contenuto della nota della Santa Sede – continua Francesca Vecchioni –  che esprime preoccupazione in quanto la ‘prospettiva antropologica sulla differenza sessuale’ della Chiesa sarebbe in contrasto con la formulazione del DDLZan, ci preme osservare che se nell’atto di svolgere la sua missione pastorale ed educativa in Italia (garantita dal Concordato) non si attuano condotte discriminatorie per motivi basati sul sesso, genere, identità di genere e disabilità, allora il problema non esiste e non si comprendono quindi le preoccupazioni espresse dalla Santa Sede. Se invece ciò dovesse avvenire, allora forse potrebbe essere il caso di ‘riformulare’ il Concordato aggiornandolo sulla base dei valori di rispetto della dignità umana, dei diritti umani e delle minoranze, principi fondanti e inderogabili dell’Unione europea, che l’Italia, è importante ricordarlo, ha contribuito a scrivere”.

Informa un comunicato stampa dell’Associazione Diversity ricevuto in redazione.

 

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(24 giugno 2021)

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