E così abbiamo assistito a una delle più belle cerimonie di apertura delle ultime Olimpiadi, tanto sobria e discreta nelle sfilate degli atleti, tanto entusiasmante, potente, emotivamente coinvolgente ed esteticamente senza pari, nelle parti più spettacolari – indimenticabile la doppia accensione delle due fiamme olimpiche gemelle a Milano e Cortina. Indimenticabili, perché da dimenticare, le performance di Laura Pausini che perpetra l’inno d’Italia occupandosi di far sentire quanto è brava, una gridona della quale non si sentiva il bisogno in perenne versione Eurovision, e il sempre troppo presente Andrea Bocelli che canta come può un “Nessun dorma” che dopo Pavarotti nessun tenore o sedicente tale potrà più cantare impunemente. Sono opinioni, ma il “vincerò” finale era calante, (si chiama mancanza di fiato) e non se ne sentiva il bisogno. L’apparizione di Ghali è stata quella di un angelo vestito di bianco, inquadrato da lontanissimo (mai un primo piano) che non si capisca che è arabo, oltre che italiano, e che è uno che non le manda a dire. Ma è stato ai patti, almeno lui. E se lo hanno chiamato per depotenziarlo politicamente sappiano che lo hanno reso più forte.
Ci scuserà Mariah Carey se non la nominiamo, ma detestiamo la plastica e “Volare” sarebbe un pezzo da cantare col cuore e con gioia e non sussurrato come in un post-orgasmo, ma sono scelte.
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Ovazione per Mattarella
Ottantamila in delirio per il presidente della Repubblica a dimostrazione di quanto sbagli chi non tiene in considerazione la sua popolarità, che annuncia l’apertura dei Gochi sommerso dagli applausi e dall’entusiasmo. Pochi minuti prima l’apparizione di J.D. vance sul maxi-schermo era stata sonoramente fischiata.
Poi Malagò, l’ex campionessa di nuoto Coventry (oggi alla presidenza del CIO), e il lungo percorso delle due torce olimpiche in contemporanea accendono quello che una volta era un semplice tripode e che il genio italiano ha trasformato in due opere d’arte accese contemporaneamente. Una serata di grande bellezza. Ed è doloroso pensare che quella grande bellezza è stata creata da quegli stessi italiani che quotidianamente la bellezza la distruggono. Peccato. E tanti auguri ad atlete ed atleti.
(7 febbraio 2026)
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