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Regione Lombardia, Super Intramoenia e salute pubblica: il modello non regge i dati

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di Massimo Mastruzzo
Massimo Mastruzzo

La Regione Lombardia ha approvato la delibera sulla cosiddetta “Super Intramoenia”, presentata come uno strumento per aumentare l’offerta di prestazioni sanitarie e ridurre le liste d’attesa. Ma i dati disponibili sul sistema sanitario italiano raccontano una realtà diversa.
Secondo l’ISTAT, nel 2024 il 9,9% della popolazione — circa 5,8 milioni di persone — ha rinunciato a cure o accertamenti sanitari, in aumento rispetto al 7,6% del 2023. La causa principale non è più solo economica: il 6,8% rinuncia per i tempi troppo lunghi, un dato cresciuto del 51% in un solo anno. Anche la Fondazione GIMBE evidenzia come, nonostante i provvedimenti adottati per ridurre le liste d’attesa, non esistano evidenze pubbliche di una riduzione significativa dei tempi.

Il caso della Lombardia è particolarmente significativo perché riguarda una delle regioni con le maggiori risorse sanitarie in Italia.

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Il Fondo sanitario regionale supera i 20 miliardi di euro annui, a cui si aggiunge una forte presenza della sanità integrativa e privata. Secondo la Fondazione GIMBE, la Lombardia è tra le regioni con la più alta spesa sanitaria privata pro capite, segno di un sistema in cui il ricorso a canali alternativi al pubblico è già ampiamente diffuso.

Negli ultimi anni, inoltre, la Regione ha stanziato risorse aggiuntive proprio per affrontare il problema delle liste d’attesa: tra il 2023 e il 2024 sono stati destinati circa 70 milioni di euro per aumentare il numero di prestazioni, coinvolgendo sia strutture pubbliche sia private accreditate.
Eppure, nonostante un livello di finanziamento tra i più alti in Italia, un sistema misto già sviluppato e interventi economici straordinari, le liste d’attesa restano una criticità strutturale.

Il confronto con le altre regioni rende il quadro ancora più chiaro

Nel 2024 quasi un italiano su 10 ha rinunciato a curarsi, soprattutto a causa delle liste d’attesa. Ma tra le regioni con performance peggiori rispetto alla media nazionale compaiono anche Lombardia, Lazio, Puglia e Sardegna. La Lombardia, quindi, non si distingue per una maggiore capacità di risposta. Al contrario, è tra le regioni dove il problema è più marcato, nonostante le risorse disponibili. I dati sulle singole prestazioni confermano questa criticità: si registrano attese fino a 735 giorni per un ecodoppler cardiaco e oltre 600 giorni per alcune visite specialistiche, ben oltre i limiti previsti. Il problema delle liste d’attesa è nazionale, ma in Lombardia non appare più contenuto.
È in questo contesto che si inserisce la “Super Intramoenia”.

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La misura consente di ampliare le prestazioni a pagamento all’interno delle strutture pubbliche, facilitando l’accesso rapido per chi dispone di assicurazioni o risorse economiche.
Ma i dati disponibili indicano che l’aumento dell’offerta attraverso canali paralleli non ha finora ridotto le liste d’attesa in modo strutturale. Se il sistema è già sotto pressione, introdurre ulteriori corsie preferenziali non crea automaticamente nuova capacità: può invece spostare risorse verso le attività più remunerative, senza risolvere il problema alla radice.
A questo punto, la questione non è più tecnica.

I dati raccontano un sistema sotto stress, in una regione che dispone di più risorse e che da anni adotta un modello integrato pubblico-privato. Eppure, le criticità restano. Sostenere che la “Super Intramoenia” ridurrà le liste d’attesa significa basarsi su un presupposto che, allo stato attuale, non trova riscontro nei risultati precedenti.
Non si tratta quindi solo di una misura organizzativa.
È una scelta politica.

Una scelta che non interviene sulle cause strutturali, ma introduce un meccanismo che differenzia l’accesso alle cure in base alla possibilità di pagare. Non si riducono le liste d’attesa: si ridefinisce chi può evitarle. E quando un sistema pubblico non riesce a garantire tempi adeguati e crea canali preferenziali per chi può permetterseli, smette progressivamente di essere universale.
La Lombardia, dopo anni di questo modello, non è più in fase sperimentale.
E la “Super Intramoenia” non rappresenta una correzione, ma una conferma.

 

*Direttivo nazionale MET
Movimento Equità Territoriale

 

 

(11 giugno 2026)

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