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Medico ai cittadini senza fissa dimora, in Lombardia da oggi è legge

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Approvata nel pomeriggio del 30 giugno dal Consiglio Regionale all’unanimità la legge che garantisce anche ai cittadini senza fissa dimora l’assegnazione del medico di base o del pediatra di libera scelta. Una proposta del Partito Democratico, a prima firma del capogruppo Pierfrancesco Majorino e seguita nel suo iter, come relatore, dal capo delegazione dem in commissione sostenibilità sociale Davide Casati, insieme al relatore di maggioranza Christian Garavaglia (FdI).
La legge, che prende spunto dal testo in vigore in regione Emilia-Romagna ed è coerente con la legge Furfaro, recentemente approvata dal Parlamento, prevede al primo articolo che Regione Lombardia riconosca “ai cittadini italiani senza dimora privi di qualsiasi assistenza sanitaria, la facoltà di iscrizione nelle liste degli assistiti delle Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (ASST), anche a seguito di segnalazione da parte dei servizi sociali e socio sanitari, la facoltà di effettuare la scelta del Medico di Assistenza Primaria e del pediatra di libera scelta, nonché di accedere alle prestazioni garantite dai LEA”, cioè i livelli essenziali di assistenza.

Soddisfatto Pierfrancesco Majorino: “Finalmente anche in Regione Lombardia c’è una legge che garantisce l’accesso alle cure mediche, all’assistenza sanitaria per i cittadini senza dimora – dichiara -. È una proposta di legge che abbiamo presentato a fine 2023 e rispetto a cui abbiamo dato battaglia, che oggi è diventata legge. Ne siamo molto orgogliosi proprio perché non possiamo assolutamente tollerare il fatto che chi vive per strada diventi la persona più esposta sul piano delle problematiche riguardanti la salute, senza alcun tipo di copertura dal punto di vista medico e, come già avvenuto in altre regioni, anche Regione Lombardia colma questo ritardo”.

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Con la nuova normativa, la giunta regionale si avvale delle segnalazioni e della collaborazione di Comuni e associazioni impegnate verso le persone senza fissa dimora e individua le Case di Comunità come punti di accesso per l’assistenza a loro dedicata. La collaborazione tra ASST ed enti del terzo settore è un punto chiave della legge: alle associazioni vengono dati compiti di informazione, orientamento e accompagnamento, inquadramento sanitario e prossimità, nonché la possibilità per i medici operanti presso gli enti stessi di essere abilitati alla prescrizione medica usando il ricettario tramite i sistemi informatici regionali. Il monitoraggio dell’efficacia della misura è affidato a una cabina di regia che comprende l’assessorato al Welfare, Asst, Ats, Anci Lombardia (associazione dei Comuni) e rappresentanti del terzo settore. All’implementazione della legge vengono destinati 125mila euro per quest’anno e 500mila euro l’anno per i prossimi due anni.

“Abbiamo approvato un provvedimento di civiltà che restituisce a migliaia di lombardi il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione con l’art.32 – afferma Davide Casati -; si tratta di persone che non avendo una casa e quindi una residenza fino ad oggi, in caso di necessità di cure, dovevano rivolgersi ai Pronto Soccorso anche per prestazioni che non avevano i requisiti né di urgenza né di emergenza, quindi con accessi impropri e un aggravio di pressione su queste strutture. Accanto al diritto alla cura e alla prevenzione resa possibile attraverso l’accesso al servizio delle cure primarie – specifica l’esponente dem – questa legge garantisce un miglior utilizzo delle risorse pubbliche: si stimano in media dieci accessi all’anno al Pronto Soccorso per ciascun cittadino senza fissa dimora, con un costo di circa 250 euro/accesso, un costo ben superiore a quello di assegnazione del medico di base o del pediatra di libera scelta”.

 

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(30 giugno 2026)

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