di Daniele Santi

Negli ultimi tempi è diventato sempre più di moda riportare negli articoli di cronaca, soprattutto di cronaca, presunti commenti di presunti testimoni che avrebbero ascoltato presunte dichiarazioni: dichiarazioni che non hanno mai conferma nella realtà. E’ successo anche nel caso dell’aggressione a una 23enne in metropolitana a Milano, con la citazione di una frase presuntamente pronunciata dall’aggressore secondo presunti testimoni che avrebbero ascoltato l’uomo dire “Cosa cazzo guardi, sono musulmano” poco prima dell’aggressione. L’attenzione si sposta così dal fatto certo, la 23enne sfregiata, al fatto possibile, ma non confermato, quello che avrebbe detto l’uomo, ma non sappiamo nemmeno se sia vero, in una commistione perversa tra fatti reali e frasi presunte che da un lato nega la gravita del fatto commesso a favore di frasi presunte ad uso tensione sociale. Come se non ce ne fosse abbastanza.
Ricorda un po’ la comunicazione del M5s prima maniera, partito del Grillo degli scappati di casa al potere, pronti a sostenere qualsiasi tesi possibile perché l’avevano sentita da uno, un cugino, un amico, che l’aveva sentita da un altro, mai identificato in un bipede deambulante con inutile testa al seguito, che l’aveva letta da qualche parte, senza che la fonte venisse mai citata, perché materiale riservato contro il mainstream. Che alcuni tra i più importanti (e ricchi) organi d’informazione d’Italia cedano agli avrebbero, potrebbero, sarebbero stati sentiti e via di questo passo, non lascia solo perplessi. Sconcerta.
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