Nella serata del 28 luglio, verso le 19:00, attiviste e attivisti di Ultima Generazione ha inscenato un’azione simbolica in piazza della Scala a Milano, davanti a Palazzo Marino, sdraiandosi a terra su teli e asciugamani da mare per denunciare il caldo estremo che sta colpendo l’Italia e l’Europa. Sul selciato, cartelli e striscioni hanno tradotto quella protesta in numeri e denunce precise: dal secondo giugno più caldo mai registrato in Europa (+1,78°C sulla media storica), alle 19 città italiane in bollino rosso con 23 giorni consecutivi di allerta caldo, fino a un cartello che chiede chi siano davvero gli “eco-terroristi” se sono i politici a cementificare ogni metro di verde in città.
Sara, 32 anni, ha dichiarato davanti a Palazzo Marino: “Non chiamatela semplicemente emergenza. È il conto che arriva. Io ho avuto veramente paura per la salute di mia nonna questa estate, e per fortuna non è caduta e svenuta dal caldo. Ma vogliamo parlare di tutti quegli anziani che invece si? Siamo un paese con tanti anziani e non ce ne stiamo prendendo cura. Sono migliaia le morti di caldo certificate quest’anno. E queste morti hanno responsabilità politica ben precise: Comuni che continuano a cementificare, governi che continuano ad investire in carbone e petrolio e banche che continuano a tirare fuori i soldi per finanziare il tutto. Ma cosa deve ancora succedere prima che ci rendiamo conto della gravità della situazione? In Francia, per via degli incendi, c’è stata l’evacuazione di civili più grande dalla seconda guerra mondiale! È come se fossimo tornati in guerra!”
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Mentre Francia, Spagna, Italia e il resto d’Europa bruciano, governi e colossi fossili continuano a difendere un modello economico che ha reso il pianeta più caldo, più secco e più vulnerabile. Ma il disastro comincia molto prima delle fiamme, prima delle telecamere, dei vigili del fuoco, delle evacuazioni, e prima delle facce contrite dei presidenti di turno. Dietro questa nuova normalità c’è una responsabilità politica precisa: decenni di combustibili fossili, espansione illimitata, promesse di transizione continuamente tradite, propaganda che ci racconta che cambiare sarebbe troppo costoso. Intanto il prezzo lo paghiamo noi. Perdiamo case e risparmi di una vita, fauna, foreste, suoli, salute. Perdiamo capacità di assorbire carbonio mentre gli incendi ne liberano a tonnellate, in un ciclo che si auto alimenta. E perdiamo soprattutto margine di sicurezza: ogni frazione di grado rende più difficile adattarsi e più costoso proteggersi, mentre chi governa spinge deliberatamente il sistema oltre i propri limiti. Perciò quando Macron parla di “emergenza storica”, forse dovremmo chiederci: storica rispetto a cosa, ma soprattutto, responsabilità di chi? Queste tragedie sarebbero state prevenibili, perché le avevamo previste. Non basta piangere davanti alle ceneri. Non basta spegnere l’incendio mentre si continua ad alimentare il clima che lo rende possibile. Le scelte che producono questi disastri devono cambiare, per non chiamare più “emergenza” ciò che è diventato il funzionamento ordinario del sistema. Così il comunicato di Ultima Generazione.
Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.
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(29 luglio 2026)
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