Fino al 24 gennaio 2027, Palazzo Reale presenta “Picabia. Aprire Le Porte Della Notte”, la più ampia mostra realizzata in Italia dedicata a Francis Picabia (1879–1953), una delle figure più originali e influenti dell’arte del XX secolo. Promossa dal Comune di Milano – Cultura e co-prodotta da Palazzo Reale e Madeinart, con il patrocinio del Consolato Generale di Francia e dell’Institut Français, la mostra è curata da Anne Berest Picabia, pronipote dell’artista.
Il percorso espositivo si sviluppa come un viaggio nel mondo di Picabia, esplorando le forze che hanno plasmato la sua vita personale e artistica: l’amore passionale, la danza, la musica, le sue origini spagnole, l’esperienza della guerra e la sua convinzione nel valore della creazione collettiva. Il titolo, “Picabia. Aprire Le Porte Della Notte” evoca un passaggio attraverso le diverse ore della notte, ciascuna corrispondente a un tema dell’immaginario dell’artista. Per Picabia, infatti, la notte rappresentava un modo per intensificare l’esperienza dell’esistenza.
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“Con Picabia. Aprire le Porte della Notte, Milano rinnova il proprio impegno nella valorizzazione e nella diffusione della grande cultura artistica internazionale, proponendo al pubblico un progetto capace di coniugare rigore scientifico, qualità dei prestiti e originalità – afferma l’assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi –. La mostra offre così l’opportunità di riscoprire la figura di un artista profondamente innovatore, capace di attraversare le Avanguardie del Novecento, anticipando sensibilità e interrogativi che appartengono ancora al presente. Attraverso la sua inesauribile capacità di sperimentare, trasformarsi e mettere in discussione ogni certezza, Picabia si rivela oggi una figura di particolare attualità: un protagonista della modernità e, al tempo stesso, un autentico precursore della contemporaneità”.
Nato a Parigi da padre spagnolo e madre francese, Francis Picabia visse e lavorò tra Parigi, New York, Barcellona, Zurigo e la Costa Azzurra, entrando in contatto con alcune delle principali figure dell’arte moderna, tra cui Marcel Duchamp, Gertrude Stein, Pablo Picasso, la danzatrice Isadora Duncan e il compositore Erik Satie. Attraversò liberamente Impressionismo, Fauvismo, Cubismo e Dada, senza mai identificarsi con un unico movimento, affermandosi al contempo come uno dei primi pionieri dell’astrazione, accanto a Wassily Kandinsky e Kazimir Malevich.
Riunendo oltre 170 opere provenienti da prestigiosi musei europei e da importanti collezioni internazionali, tra cui MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (Collezione Gian Enzo Sperone), Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Musée d’Ixelles, Centre Pompidou, Musée d’Art Moderne de Paris (MAM Paris), Musée-Bibliothèque Pierre-André-Benoît, Musée de Grenoble, Kunsthaus Zürich e Centro Cultural de Belém – Collezione Berardo, la mostra ripercorre la vita di Francis Picabia attraverso una lettura tematica della sua opera che ne mette in luce le profonde continuità. Tra le opere che scandiscono il percorso della mostra, Salicis (1929), proveniente dal Centre Pompidou di Parigi, introduce il tema della sovrapposizione e della metamorfosi delle immagini attraverso il riferimento al mito di Danae e alla pioggia d’oro. Balance (Equilibrio, 1919-20), dalla Collezione Berardo di Lisbona, esprime invece la riflessione di Picabia sul rapporto tra corpo, movimento e inerzia: gli elementi meccanici, isolati e ingranditi, perdono la loro funzione originaria per trasformarsi in un nuovo vocabolario pittorico. Dal Centre Pompidou arriva anche Femmes au bull-dog (Donne con bulldog, 1940-41 circa), una delle opere più celebri dell’artista e tra le prime del ciclo dedicato all’amore, alle figure femminili e al desiderio. Mardi gras (Le Baiser) (Martedì grasso. Il bacio, 1924-25 circa) appartiene invece al cosiddetto “periodo dei Mostri” e restituisce la dimensione carnevalesca e provocatoria della pittura di Picabia, attraverso colori, materiali e motivi legati alla cultura popolare. A chiudere il percorso è Sans titre (Senza titolo), del 1898, della Collezione Roberta Cerini Baj: la prima opera nota dell’artista, che torna in mostra dopo essere stata esposta una sola volta, alla mostra di Torino del 1974.
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La mostra si arricchisce inoltre di inediti prestiti della famiglia Picabia e di importanti materiali provenienti dalla Bibliothèque littéraire Jacques-Doucet di Parigi. Tra questi, i tredici “Album neri” di Francis Picabia, tra i nuclei documentari più affascinanti lasciati dalle avanguardie del Novecento, aprono il percorso espositivo: un territorio ibrido in cui ritagli di giornale, disegni, lettere, fotografie, manoscritti, biglietti d’invito, opuscoli e appunti si intrecciano restituendo la complessità della ricerca dell’artista. A questi si aggiunge una preziosa selezione di fotografie rare, corrispondenza, documenti personali e album d’epoca, alcuni dei quali presentati al pubblico per la prima volta.
Un contributo fondamentale è inoltre quello del Comité Picabia, il cui impegno pluridecennale nella conservazione, nello studio e nell’autenticazione dell’opera di Picabia ha fornito al progetto il suo solido fondamento scientifico. il catalogo della mostra è pubblicato da Skira.
(8 ottobre 2026)
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