di Gaiaitalia.com, Milano
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Secondo Bostrom una civiltà avanzata, che disporrebbe di grande potenza di calcolo, potrebbe aver lanciato una simulazione – la nostra realtà – per esaminare i propri antenati – noi stessi. “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.
Richard Buckminster Fuller
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La mostra presenta una serie di progetti realizzati dal 2013 ad oggi che indagano ed esplorano nuove realtà e situazioni generate dall’apparato tecnologico, in particolare guarda al complesso rapporto, mutevolmente in atto, tra uomo e tecnologia.
La vita reale e quella sullo schermo si stanno fondendo, il nostro rapporto con la macchina sta poco a poco cambiando il nostro modo di pensare e relazionarci col mondo. Queste le tematiche che hanno dato vita al processo di produzione delle opere.
Opere che in modo stratificato fondono elementi e media apparentemente molto distanti tra loro come immagini create da reti neurali artificiali che incontrano la fisicità del cemento o la tradizione della pittura ad olio su tavola, suggerendoci che non è più l’uomo a rappresentare il mondo ma la macchina stessa.
E noi, stiamo a guardare.
In particolare i lavori nascono e prendono forma da media digitali come i videogame e mutano in oggetti fisici per investigare la relazione tra reale e digitale, simulazione e dissimulazione.
La poetica di Hype è quella del virtuale vs il materiale, della presenza vs l’assenza, la tradizione contrapposta all’innovazione. Ma anche e soprattutto dell’aspettativa che si genera rispetto alla novità che preclude come in un appuntamento amoroso a una mancanza.
Dopo l’inaugurazione di lunedì 29 maggio 2017 alle ore 18.30 presso la galleria d’arte contemporanea Amy-d Arte Spazio di Milano (Via Lovanio 6, MM2 Moscova, www.amyd.it, info@amyd.it, +39.02.654872), la mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 17 giugno.
Hype
di Marco Mendeni
a cura di Matteo Bittanti
Project economART
(25 maggio 2017)
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