di Giovanna Di Rosa
L’impiegato di banca reo confesso che sentendosi sulla graticola pronto alla cottura ha pensato che era meglio confessare, dopo che per due mesi si era finto lei, rispondendo ai messaggi dei parenti dopo averla ammazzata e fatta a pezzi, viene chiamato “il vicino di casa”. Per lei lei, ne parla diffusamente la nostra Stefania Catallo qui, nel suo blog In Altre Parole, vengono scomodate tante definizioni tutte tipiche di una società al maschile: la chiamano porno star, usano il suo nome d’arte, scatenano l’insopportabile pruderie di chi guarda la vita altrui dal buco della serratura, parlano di “nome d’arte” i giocherelloni, e non si trova una parola di umana compassione nei confronti di una donna di 26 anni brutalmente strappata alla vita, che lascia un figlio di 6 anni e il cui assassino (reo confesso), ha fatto di tutto per depistare le indagini arrivando perfino a fingere di essere lei.
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Un po’ di umana compassione che una donna che, qualunque fosse il suo mestiere, era un essere umano che amava suo figlio e i suoi cari se fossimo in certa stampa, la tireremmo fuori, ma non siamo certa stampa. E per fortuna non balliamo il rock’n’roll né contiamo le pagina lette sugli orrori degli altri.
(29 marzo 2022)
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