di Daniele Santi

Daniele Santanchè si è accorta che Fratelli d’Italia è giustizialista, ed è certo che quando le provi sulla tua pelle le cose fanno più male, ma ci permettiamo di ricordare sommessamente che giustizialisti, quando non forcaioli, da quelle parti lì lo sono sempre stati. Stupisce piuttosto che lo siano diventati anche al loro interno, causa ribellione elettorato che al loro referendum ha detto No. Così che Santanchè avrebbe poco da stupirsi, ma fa comodo stupirsi. Ora via per qualche giorno di vacanza, avrebbe confidato ad amici e conoscenti empatici, che dopo tanto stress – quattro anni vissuti pericolosamente più le dimissioni – si è stanchi.
Santanchè notoriamente non brilla per simpatia, né per popolarità nel suo partito, note sono le faide interne ai Fratelli e alle Sorelle d’Italia della Lombardia, e dicono le solite gole profonde comuniste che il grosso del partito la mal sopportava da anni, da prima che mettesse il tacco al governo. Se si ripercorrono le fasi del suo essere dimissionata si vede come nessuno si sia stracciato le vesti anzi, scrive Repubblica, nostra signora delle borsette era già stata scaricata da via della Scrofa dopo il rinvio a giudizio per false comunicazioni sociali dopo l’indagine per la truffa Covid. Certo che Meloni le presenti il conto proprio ora chi se l’aspettava? Lei no di certo. Così pur di uscire con stile si mette a gridare al giustizialismo di Fratelli d’Italia, come se dalle loro parti la parola d’ordine fosse garantismo. Tanto possono oltre quindici milioni di voti al referendum buona parte dei quali vengono dai tuoi elettori. Toccava agire in fretta e non c’è tempo per farlo con classe. Nemmeno se quella classe, in una ipotesi remotissima, fosse la dote peculiare della presidente del Consiglio.
(26 marzo 2026)
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