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E le guerre del loro Alleato e Vate mettono nei casini famiglie e industria d’Italia. Un altro capolavoro

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di Daniele Santi
Daniele Santi

E fu così che non era vero niente. Tutte le promesse di Meloni, le tante promesse di Meloni e del suo governo, non solo quelle fatte in campagna elettorale che sappiamo che fine fanno, ma anche quelle successive, sono già finite nel dimenticatoio (nel pozzo nero delle promesse da marinaio). E’ bene ricordare di cosa si parlava e in cosa si è trasformato tutto quel bla bla bla. Per questo abbiamo chiesto all’IA di aiutarci a riorganizzare i dati perché ne dicono tante, per non mantenerne neanche una, che occorre avere buona memoria. Dunque vediamo un po’:

Cosa era stato promesso (2025) I fatti a oggi (2026)
Continuità dei Fondi: Promessi 6,3 miliardi di euro dal PNRR per coprire tutto il biennio 2024-2025. Tagli e Chiusura Anticipata: I fondi sono stati rimodulati e tagliati a circa 2,5 mld. La piattaforma è stata chiusa a fine 2025 per “esaurimento risorse”, lasciando migliaia di imprese a secco.
Credito d’Imposta (Cash Subito): Incentivi dal 35% al 45% utilizzabili subito in compensazione F24 (liquidità immediata). Passaggio alla Maxi-deduzione (Tempi Lunghi): Nel 2026 il credito sparisce. Resta solo l’iperammortamento (deduzione fiscale), che spalma il beneficio in diversi anni. Addio liquidità pronta.
Semplicità d’accesso: Annunciata una procedura snella tramite il GSE per favorire le PMI. Caos Burocratico: Piattaforma offline a sorpresa a fine 2025, perizie asseverate obbligatorie e obbligo di moduli prodotti solo in UE (pena esclusione).
Bonus Green per tutti: Incentivi per fotovoltaico e risparmio energetico senza troppi paletti. Vincoli Protezionistici: Agevolabili solo pannelli con efficienza >21,5% prodotti in UE. Chi ha installato tecnologia extra-UE è fuori dall’incentivo.

 

Siamo così all’ennesima promessa mancata del Governo che dovendo per forza schierarsi dalla parte di quelli del make west great again (nessuno si è accodato alla Trump in gonnella, nessuno si è lasciato trascinare dagli entusiasmi), ha prima promesso poi ha lasciato che fosse il prode Giorgetti a spiegare alle industrie che “sono cambiate le condizioni” dopo l’ennesima guerra scatenata dal loro Alleato e Vate per il quale Meloni ha chiesto, anche lei, il Premio Nobel per la Pace, e che quindi tocca, ad esempio, promettere agevolazioni e tagliarle del 65% sul credito d’imposta, mettendo in grave difficoltà chi aveva investito sulle fonti rinnovabili.

Certo non si può pretendere: hanno appena perso il referendum che già davano per vinto e a qualcuno devono pur farla pagare; stanno lavorando a una nuova legge elettorale perché hanno paura di perdere le elezioni; sono impegnati a vedersi a cena per vedere come continuare a raccontarla agli Italiani che non credono più a nemmeno una delle loro panzane e anche al loro elettorato che ha votato No in larga parte proprio che non li vota; devono continuare a tergiversare sulla necessità di non schierarsi contro le innecessarie guerre di Trump e Netanyahu e di fare finta che questi due siano i salvatori del mondo.

Del resto Confindustria non le ha mandate a dire e a firma del presidente Orsini ha diramato un comunicato stampa che non avremmo voluto leggere se avessimo avuto responsabilità di Governo: “Apprendiamo con forte preoccupazione” scriveva la nota “la mancanza di risorse destinate agli esodati legati al piano Transizione 5.0. Si tratta di un tema cruciale che non può essere rinviato né ridimensionato. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale e la fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno. Serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi”.

E Giorgetti ha risposto senza rispondere con due righe che non dicono nulla: “Dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a costoro o a favore delle imprese energivore piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise”.

E senza nemmeno soffermarsi sull’Italia irreale che fino a pochi mesi fa veniva venduta dalla presidente del Consiglio-influencer come il motore d’Europa, ora ridimensionata a un Pil dello 0,8% nel 2027, ecco spiegato in poche righe il gigantesco fallimento di un governo che ha promesso mari e monti e non è in grado di mantenere una virgola di quello che racconta, che non sia il sostegno incondizionato a Trump. Non agli Italiani, a Trump.

 

 

 

(29 marzo 2026)

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