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Crisi Electrolux: Romano (PD), “Con i lavoratori per il ritiro del piano di esuberi”

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“Quella della Electrolux è una crisi esemplare dei problemi del settore industriale del nostro Paese. Ci sono aziende che hanno fatto la storia, in cui alla logica del profitto si sostituiva o quantomeno si affiancava la responsabilità sociale dell’impresa. Un’azienda che si rispetti non prende i soldi degli italiani per poi scappare all’estero, perché questo modo di fare è predatorio nei confronti delle tasse dei cittadini italiani e anche di quei lavoratori e le lavoratrici che per Electrolux hanno già fatto sacrifici, dal 2014 ad oggi, per fare fronte alle crisi e alle relative richieste di aumentare la produttività. Di fronte a tutto questo l’azienda ha risposto comunicando come un’opportunità il licenziamento di 1.200 persone. Questa è la differenza tra un’azienda predatoria e un’azienda che vuole costruire sul territorio. E aggiungo un elemento: sta accadendo in queste ore che Electrolux, giustificandolo con un calo di produzione, sta chiedendo ai lavoratori di andare in ferie obbligatorie per coprire il calo di produzione, bruciando il loro diritto alle ferie e al riposo. Questa cosa è contraria ai valori della Costituzione, dell’ordinamento italiano. Questo è, ancora una volta, inaccettabile. Siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori. Siamo stati con loro anche sugli autobus alle tre di mattina per andare a Roma ai tavoli del ministero, continueremo a farlo”.

Lo ha dichiarato Paolo Romano, consigliere regionale del Partito Democratico, intervenendo in Aula nel poeriggio del 7 luglio a sostegno della mozione a difesa dei lavoratori della Electrolux, di cui è secondo firmatario dopo il collega di AVS Onorio Rosati. La mozione, approvata in modo bipartisan, impegna il presidente della Regione e all’assessore competente “a sostenere in tutte le sedi istituzionali il ritiro definitivo del piano di esuberi e dismissioni” presentato dalla multinazionale, “e la sua sostituzione con un vero piano industriale fondato sul mantenimento delle produzioni in Italia, sulla salvaguardia dei livelli occupazionali e sul rilancio degli investimenti”.

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Il testo chiede inoltre alla giunta regionale di attivarsi, per quanto di competenza, a sostenere tutte le misure ordinarie e straordinarie necessarie a favorire un esito positivo della trattativa in corso, a promuovere, d’intesa con il Governo e con le altre Regioni coinvolte, un piano straordinario per la competitività del settore degli elettrodomestici e a sollecitare il Governo affinché, in sede europea, si apra una verifica sul funzionamento del meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, che difende le produzioni europee rispetto all’importazione di prodotti ad alte emissioni di anidride carbonica) e sulle eventuali problematiche che penalizzano la produzione europea.

Romano lo ha spiegato nel suo intervento: “Ci sono normative europee che vanno cambiate – ha detto -. Dobbiamo fermare le delocalizzazioni e la nostra legge non funziona. Convochiamo un tavolo bipartisan per rendere più stringente quella legge, per esempio alzando i limiti di permanenza, pena la restituzione dei contributi pubblici percepiti. Io credo che abbiamo bisogno, di fronte a un mondo che cambia, di rafforzare la difesa delle produzioni italiane. C’è poi il tema dell’energia. Se in Italia continua a costare 140 euro al chilowattora contro i 41 della Spagna, tra dieci anni, il tempo minimo per la realizzazione delle centrali nucleari che la destra vede come unica soluzione, noi di aziende energivore rischiamo di non averne praticamente più. Che cosa facciamo nel breve periodo? Bisogna lavorare per sbloccare a Roma i tempi di attuazione delle comunità energetiche, degli impianti di rinnovabili. Ci sono imprenditori che attendono più di due anni per fare allacciare alla rete un impianto fotovoltaico che, facendo autoconsumo, può abbassare in maniera enorme i costi delle produzioni. Servono semplificazioni che permettano di sbloccare la capacità di energie rinnovabili”.

 

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(8 luglio 2026)

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