Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

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Leggi l'articolo →Due sere fa, il 6 agosto, al concerto delle Blackpink di Milano, un attivista di “Palestina Libera”, la campagna italiana di “Palestine Action”, ha confrontato direttamente la presidente del consiglio Meloni, chiedendo l’interruzione della complicità Italiana nel genocidio perpetrato da Israele nei territori Palestinesi.
“Dove sono i valori della “donna, madre, cristiana” che governa lo stato italiano, mentre a Gaza ogni giorno muore un’intera classe di bambini?” ha chiesto l’attivista.
La premier ha risposto che lavora ogni giorno per il genocidio palestinese. È la prima occasione in cui la presidente del consiglio italiano utilizza il termine genocidio per descrivere gli avvenimenti sulla striscia di Gaza. La corte internazionale di giustizia sta infatti indagando per confermare che quanto avviene a Gaza sia effettivamente un genocidio. Un genocidio già accertato dai report di Amnesty International, ONG internazionali e Israeliani oltre che dalle dichiarazioni di Francesca Albanese (Nazioni Unite). In Italia tuttavia Il ministro degli esteri, Tajani ha più volte confutato questa accusa e solo ieri per la prima volta il primo ministro italiano ha usato la parola genocidio.
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Leggi l'articolo →“Siamo la nazione al mondo che ha liberato più bambini” Dirà successivamente Meloni.
“Ma continuiamo ad inviare armi, le armi italiane uccidono bambini palestinesi” Replicherà l’attivista.
Secondo la Rivista italiana difesa (Rid), infatti, “è altamente plausibile” che sia stato utilizzato il munizionamento HE-PFF con radiospoletta di prossimità 3AP, realizzati da Simmel e Oto Melara (Leonardo). Di questo stesso tipo di munizioni si parla in realtà anche in un articolo del 2021 della testata americana Abc, in cui tramite due interviste a un militare israeliano e all’esperto Steve Draper si cerca di risalire all’origine di un missile usato per colpire Gaza e che ha provocato la morte di una bambina di 11 anni. Secondo la ricostruzione di quell’inchiesta, il munizionamento utilizzato è un L62 HE-PFF IM84, sparato per l’appunto dai cannoni Oto Melara installati sulle nuove corvettedella marina militare israeliana.
Evitando di proseguire con un confronto diretto, la presidente ha continuato a camminare verso l’uscita, mentre l’attivista viene tenuto per un braccio dalla sicurezza.
“Ma quali armi?” Chiederà allontanandosi il primo ministro.
“Le armi della Leonardo spa di proprietà del governo italiano”.
Il governo italiano è infatti l’azionista maggioritario dell’aziende di cui detiene il 30,2% delle azioni.
La sicurezza ha prontamente bloccato il nostro attivista che a seguito di questa confrontazione rischia di perdere il proprio lavoro, mentre l’Italia è ancora la terza nazione per rifornimenti bellici a Israele e su Benjamin Netanyahu, il primo ministro israeliano pende un mandato di arresto per crimini di guerra e contro l’umanità emesso dalla corte penale internazionale.
Secondo l’articolo 11 della costituzione italiana, l’Italia ripudia la guerra. Eppure dal 7 ottobre del 2023 l’italia non ha mai interrotto l’invio di armamenti diretti verso l’esercito israeliano.
La stessa Meloni in questi mesi ha più volte dimostrato la propria alleanza al regime genocida israeliano. Meloni ha ospitato il presidente israeliano Herzog. Ribadendo in questa occasione il diritto di Israele di “Auto-difesa”.
Nelle votazioni alle nazioni unite l’italia ha inoltre dimostrato in più occasioni la vicinanza ad Israele. In particolare si è opposta alla richiesta di condannare il genocidio promossa dal Sudafrica e si è inoltre astenuta da una risoluzione dell’Assemblea Generale ONU che chiedeva un “cessate il fuoco umanitario”.
A differenza di Paesi come Francia, Spagna e Regno Unito (che sta valutando condizioni specifiche al riguardo), L’Italia non ha ancora riconosciuto lo Stato Palestinese.
Contrariamente alle dichiarazioni del governo e alla risposta del presidente in occasione della presente contestazione, secondo report di organizzazioni e monitoraggio l’Italia non ha interrotto le forniture militari ad Israele, incluse quelle gestite tramite le sue controllate estere (Leonardo UK e Leonardo DRS).
Il governo Meloni ha ribadito che le esportazioni italiane rispettino le garanzie sull’uso finale ma organizzazioni internazionali come Amnesty International ne contestano l’effettiva tracciabilità.
Secondo la legge 185 del 1990 ogni export di armi e finanziamento verso gli armamenti dovrebbe essere trasparente e tracciabile. Tuttavia gli export italiani costituiscono una grave violazione di questa. Legge che il Ministro Crosetto ha proposto di modificare per ridurre la tracciabilità dei commerci delle aziende di armi, proposta contestata dalla rete disarmo e da altre ong.
Dal 7 ottobre 2023 sono state autorizzate 212 operazioni doganali per l’export di armamenti verso Israele (tra componenti per aerei, sistemi di artiglieria, tecnologia per droni e munizioni).
Per sostenere le forze militari israeliane, il nostro governo ha inoltre triplicato gli acquisti di armamenti da Israele e si è opposta alla sospensione degli accordi bilaterali UE – Israele.
Firma anche tu per chiedere di fermare l’invio di armi italiane a Israele: vai su: https://actionnetwork.org/forms/fermiamo-invio-armi-israele?source=cs
“Palestina Libera” è il ramo italiano della campagna internazionale “Palestine Action” che ha come obiettivo quello di interrompere ogni invio di armamenti ad Israele e fermare la complicità con le forze militari israeliane.
A disposizione per ogni replica, che verrà pubblicata con le stesse modalità del comunicato di Palestina Libera, rimandiamo al video che segue.
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(8 agosto 2025)
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