Si parte da lontano, da quando Salvini chiese pieni poteri complice un mojito direttamente dalla riviera romagnola e, convinto di poter ricattare il governo giallo-verde inviò una lettera di dimissioni con una tragicomica decisione che poi ritirò da lì a poche ore. Peccato fosse già troppo tardi. I buoni consigli di Renzi fecero in modo che Giuseppe Conte gli dicesse bye bye, mano sulla spalla e tono paternalista. Così morì il ministro dell’Interno che voleva pieni poteri. E nacque il governo giallo-rosso.
A qualche anno di distanza a via Bellerio, sede della Lega Salvini premier e quann’maje, si sussurra sbraitando avere le palle piene di Sorelle e Fratelli d’Italia e di una presidente del Consiglio che non vuole rendere a Matteo ciò che è di Matteo: il ministero dell’Interno che secondo il leghismo del toglietemi il fiasco la presidente del Consiglio avrebbe promesso al suo vicepremier. Ci sono obiezioni: la presidente del Consiglio non lo hai mai promesso; non sarebbe la prima volta che non mantiene una promessa, stupisce che i leghisti si sorprendano; volete mettere il gusto di vedere il Salvini che si schianta dal ponte di Messina per il quale impegna 14 miliardi e che non vedrà mai la luce?

Quello di Fabio Salamida, “La Rivalsa del Nero”, è un libro che va letto
La Lega e la sua dirigenza sono un’entità dotata di un senso del ridicolo direttamente proporzionale all’inconsapevolezza di possederlo, così punta i piedi. E cosa fa? Pianta grane sull’Ucraina, sui soldati in città, si incazza per la questione – sicurezza e lascia libertà di dichiarazione a Salvini che, preso com’è da sè stesso, si dimentica che i tagli alla sicurezza li ha votati il governo di cui è vicepremier e ministro. Non contenti rendono noto per vie leghiste al governo quanto gli pesa sulle gonadi la questione Mercosur, perchè gli agricoltori possono prenderli in giro solo loro, i leghisti, dei quali ricorderete la tristissima e indimenticabile storia delle quote latte.
Poi l’ultimatum, sussurrato perché metti che Meloni li prenda sul serio, ricordano che “non si parla più del ritorno di Salvini al Viminale”, probabilmente perché di quel ritorno non frega un accidente a nessuno? Loro ci provano, se poi Meloni rispondesse “Okay, per quella poltrona c’è la fila”, si può sempre fare marcia indietro. Tanto, figuraccia più figuraccia meno…
(12 gennaio 2026)
©gaiaitalia.com 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata
