di Fabio Galli
C’è una qualità della Metafisica che sfugge alle definizioni ristrette e ti resta addosso come un’urgenza: quella tensione tra visibile e invisibile, tra ciò che appare e ciò che tace. È un effetto più che un movimento, un modo di guardare che continua a operare ben oltre l’incunabolo storico. Questo è il senso profondo di “Metafisica / Metafisiche”, il grande progetto espositivo a cura di Vincenzo Trione, fino al 21 giugno 2026 trasforma Milano — Piazza Duomo, Brera e i grandi musei cittadini — in una lunga sequenza di stanze mentali e visioni sospese.
Entrare a Palazzo Reale significa abbandonare gli schemi consueti della cronologia e camminare dentro un dialogo che pulsa tra il primo Novecento e il presente.
Nelle sale principali, circa quattrocento opere — dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, illustrazioni, vinili, video, riviste, plastici e modelli architettonici — non celebrano un movimento chiuso nel passato, bensì mostrano come l’impianto concettuale metafisico abbia attraversato e trasformato i linguaggi del XX e XXI secolo.
Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi non sono qui eroi di una stagione finita, ma presenze che rivelano la Metafisica come un nodo di relazioni: la pittura come spazio mentale; la città come scena; l’oggetto come enigma. Queste figure, che nel 1917 — a Ferrara — immaginarono l’arte come una forma di pensiero sospeso, si mostrano in questo grande abbraccio critico non come riferimenti statici, ma come punti di attrito con le immagini contemporanee: dalle sperimentazioni cinematografiche alla fotografia, dal design alla moda, dal graphic novel alla musica.
(14 febbraio 2026)
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