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C’era una volta una pistola a salve, un pusher ammazzato da un poliziotto che si era difeso: e non era vero niente

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Per il Gip sarebbe un poliziotto corrotto, uno di quelli che faceva pagare il pizzo ai pusher e che poi la faceva pagare ai pusher che non pagavano il pizzo. Non c’era nessuna pistola in mano al pusher marocchino che è stato ammazzato e basta, senza che brandisse l’arma mettendo in pericolo (con una pistola a salve?) la vita dei poliziotti. Così il poliziotto-eroe magnificato da Salvini che l’aveva difeso contro tutto e tutti, ora costretto a una rocambolesca marcia indietro delle sue, si trova ora agli arresti e la storia raccontata è tutt’altra storia.

Ventiquattro giorni dopo i fatti, che anche noi avevamo riportato sommariamente qui, con i dati che avevamo e che erano noti in attesa di altri sviluppi (nemmeno a noi le cose quadravano,  il poliziotto del commissariato di Mecenate è stato fermato dalla Squadra Mobile con un’accusa gravissima, circostanziata anche grazie alle testimonianze di alcuni suoi colleghi. Secondo la ricostruzione della procura di Milano supportata dagli accertamenti degli investigatori e alla Scientifica della Polizia, Cinturrino aprì il fuoco contro Mansouri “coscientemente e volontariamente diretto alla sagoma della vittima, in assenza di qualsivoglia causa di giustificazione”, come riporta Il Fatto Quotidiano.
L’agente esplose il colpo mentre il 28enne marocchino “cercava una via di fuga” dopo aver “minacciato i poliziotti” con una pietra “da una distanza incompatibile con la concreta possibilità di colpirli”, è ancora il quotidiano di Marco Travaglio a citare il decreto di fermo firmato dal pubblico ministero Tarzia e dal procuratore Marcello Viola.
Anche il foro d’entrata del proiettile alla tempia destra, è incompatibile con una posizione frontale, quindi di minaccia, assunta dal 28enne.

Si smonta così anche la narrazione salviniana che prende le parti di una persona al giorno senza se e senza ma per poi cambiare idea ventiquattro ore dopo e rivolgersi ad altro obbiettivo. E’ lo stesso Salvini che tre giorni dopo, di fronte agli accertamenti della magistratura, aveva definito l’inchiesta “veramente ingenerosa, gratuita”. Poi l’iscrizione del poliziotto Carmelo Cinturrino per omicidio volontario – un “fascicolo odioso” secondo Salvini, “come se quel poliziotto avesse sparato per uccidere” -, poi il Salvini che non ha dubbi mai si rende protagonista di una rocambolesca marcia indietro che nemmeno citiamo.

Le indagini proseguono. Non ci sono vittime-eroi, né colpevoli-da-gogna. Bisogna fare giustizia. Per spuntare la forca ai forcaioli da social.

 

 

(24 febbraio 2026)

©gaiaitalia.com 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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