Era stato invitato, questo è ciò che Ghali racconta a Repubblica, l’Inno d’Italia ma poi “non ho più potuto cantare” per il passo indietro degli organizzatori. Poi la proposta di recitare “una poesia sulla pace”, ma con precise limitazioni anche se poteva “contenere più di una lingua”. Pare che quella araba non fosse benvenuta, quindi niente. Anzi la shay (لاشيء). Che non fa mai male polemizzare un po’ sull’uguaglianza, così che chi è messo a parte possa fare casino, per poterlo accusare di polemizzare.
L’artista milanese sarà sul palco con Mariah Carey, Laura Pausini e Andrea Bocelli.
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La poesia che leggete in alto, e che Ghali ha postato su Instagram, le dice come andrebbero dette sempre, e le dice come solo Ghali e pochi altri le dicono in questo momento storico. Il musicista già in passato aveva più volte parlato di tentativi di metterlo a tacere e di inviti più o meno muscolari a non esprimere il proprio pensiero. Perché “anche che un mio silenzio fa rumore”.
Il ministro Abodi non poteva certo correre il rischio che Ghali parlasse di genocidio del popolo palestinese, il governo temeva molto che lui aprisse bocca per dire quello che andava detto, così sposando in pieno lo spirito di Olimpia [sic] di fratellanza, rispetto e uguaglianza, l’unico modo era di avere stringenti regole di ingaggio fissate per il cantante perché “Le caratteristiche della cerimonia di apertura sono” centrate sul rispetto“. Il rispetto secondo noi e secondo la Lega che, con la classe che contraddistingue i suoi esponenti, aveva a stretto giro definito Ghali “un odiatore di Israele e del centrodestra” e “sconcertante” la notizia del suo invito alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi.
Davvero, che cxxxo di spirito di Olimpia. Povera Italia.
(5 febbraio 2026)
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